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1994 - Lemonheads - "Big gay heart". Dal Cd: Come on, feel the Lemonheads.
È un vero peccato che anche questo clip, come gran parte di quelli di questo complesso, sia praticamente introvabile in Rete (immagino per qualche rissa relativa ai diritti di riproduzione...). Il link che ho segnato nel titolo rimanda a un sito cinese (!): la mortalità di questi link è elevata, segno che gli aventi diritto stanno attivamente costringendo chi pubblica il video a rimuoverlo; comunque con un poco di perseveranza, alla fine, sarà possibile vederlo.
Lo "sbattimento", a mio parere, vale la pena, dato che questa canzone parla di temi per niente banali, come il rapporto fra sessualità gay e affettività, e dell'ambiente gay, attraverso il dialogo fra un gay che s'è accettato e vive bene la propria condizione, e un altro che invece non vive bene e non riesce a capire l'importanza dei sentimenti e degli affetti:
"Non ho bisogno che mi succhi il cazzoIl video traduce in immagini solo una parte delle suggestioni del testo.
o che mi aiuti a sentirmi in pace con me stesso.
Per favore, non spezzare il mio gran cuore gay.
(...)
Devi proprio trattarmi di merda perché sono facile da accontentare?
(...)
Sì, benché capisca che ora non ti trovi con l'ambiente gay,
se riesci a scovare un modo di tirare le somme
potrebbe rivelarsi dura, ma potrebbe bastare:
ne sarei riconoscente, ne sarei soddisfatto,
e col tempo potresti scoprire che non ti ci trovi poi così male.
Un ragazzo chiede a un altro che sta giocando a flipper di parlare con lui. Il loro colloquio intervalla per un poco le riprese del cantante e degli altri ragazzi in sala. Uno dei due ragazzi (eterosessuale? velato? gay ma non interessato?) è reticente, anzi infastidito, poi per un po' si lascia intenerire e addirittura accetta un bacio dal suo innamorato, ma finisce col respingerlo e andarsene. L'innamorato si rifugia in bagno a piangere, con il "gran cuore gay" spezzato.
Nel mentre, fra i ragazzi che assistono al concerto, uno continua a fissare addolorato una coppietta etero che si sbacucchia. E non si riesce a capire se sia geloso di lui, o di lei. Tuttavia, una trionfale strizzata d'occhio della ragazza si comprende meglio se si suppone che sia la vincitrice d'una gara (a chi riusciva a farsi il ragazzino col berretto rosso) piuttosto che una che ha semplicemente respinto le avances del ragazzo che guarda...
Per finire, in mezzo alle coppie che ballano se ne vedono due composte da ragazze e una da ragazzi (quest'ultima va proprio cercata con il fermo-immagine, a dire il vero, però c'è...).
Come spesso accadeva in quegli anni, anche qui le immagini non riescono a tradurre pienamente il testo, un po' troppo "audace" per quei tempi. Una canzone ambientata esplicitamente nella "scena gay" viene così trasferita in un locale "misto", anche se abbastanza tollerante da non far caso alle coppiette dello stesso sesso che ballano.
Pertanto, la valenza gay di questo videoclip
poggia interamente sul testo, dato che le immagini tutt'al più
illustrano qualche suggerimento proveniente da esso. Ciononostante vale
la pena di cercarlo, dato che la canzone è bella e le immagini costituiscono
comunque un buon accompagnamento.
Dopo tutto, questo video risale al 1994:
un po' d'indulgenza gliela si può concedere.
Il testo della
canzone è chiaramente eterosessuale, rivolgendosi a una donna
a cui viene espresso il desiderio di avere un figlio insieme, tuttavia
questo videoclip ha scelto di commentare
le parole con una lunga sequenza di baci, di vario tipo (interrazionali,
paterni, fra persone anziane, delicati, appassionati...), fra i quali appaiono
anche, nitidamente, un abbraccio coccoloso fra due donne nude, e almeno
un bacio fra due uomini.
Oltre a un paio in cui non si capisce
se si tratti di due uomini o di un uomo e una donna coi capelli molto corti...
(E che si tratti d'un gioco intenzionale per confondere, lo rivela la presenza
d'un ragazzo coi capelli lunghi fino alle spalle che bacia una donna).
Benché una scelta di questo tipo (conferire al messaggio d'una canzone etero una valenza valida anche per la realtà gay) fosse già stata fatta all'estero, questo di Masini è il primo utilizzo che io abbia trovato - in Italia e non - della sequenza di baci o di ritratti di coppie fra le quali appare anche una (o più di una) coppia omosessuale. Gli altri esempi sono - salvo smentite - tutti posteriori: penso per esempio al celebre video di Madonna per "American pie", che risale solo al 2000, mentre per restare agli italiani quello di Laura Pausini con "I need love" (nel quale si osserva una coppia gay che contrappunta le vicende della coppia etero protagonista) sarebbe arrivato solo nel 2003.
1997 - Gala - "Let a boy cry" - Dal Cd: Come into my life.
La cantante italiana Gala fu, sul finire del secolo scorso, una meteora nel firmamento della musica dance, vendendo in un arco di tempo estremamente breve una quantità stratosferica di copie dei suoi dischi. Poi scomparve nel nulla, ancora giovanissima, con la stessa repentinità con cui era apparsa.
Questo suo singolo intitolato "Let a boy cry" ("Lascia che il ragazzo pianga"), fa parte dei suoi successi, e scalò la vetta delle classifiche di mezzo mondo.
Il testo è una specie d'inno alla libertà dai ruoli sessuali:
Per sottolineare il messaggio della canzone
è stata inserita una tenera coppia di due ragazzi che prima si lavano
assieme, poi scherzano, poi si siedono vicino fino a che uno dei due prende
il coraggio a due mani e scocca un bacio (in pubblico).
La vicenda sembra fermarsi lì,
ma alcune scene dopo il secondo ragazzo si scuote a sua volta e restituisce
il bacio, prendendo poi per mano il compagno. E con la mano stretta i due
fissano assieme, con aria di sfida e orgoglio, la telecamera.
Pochi gesti semplici e delicati, in un video semplice ma elegante, che riescono a dire molto più di tanti sculettamenti o travestimenti che in quegli anni passavano per "trasgressivi", mentre erano solo scenografia e nient'altro.
C'è però un trucco:
i due ragazzi si somigliano, al punto che potrebbero anche essere gemelli
o fratelli. Quindi la possibilità di vedere nel loro bacio una "innocua"
manifestazione di "amor fraterno" esiste...
Nonostante questo limite è comunque
opportuno ricordare che nel 1997 inserire una scena del genere, in un video,
era ancora sufficientemente "sfacciato" (e quindi raro), specie per una
cantante italiana.
Anche se oggi siamo abituati a ben altre
cose e un bacio passa inosservato, allora non era ancora così, e
quindi questo breve e tenero inserto sottolineava con molta incisività
il messaggio: "Ognuno dev'essere libero di fare le proprie scelte".
Peccato che una simile scelta non abbia
poi avuto molti epigoni, nella produzione successiva di video musicali
italiani...
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Questo video della regina del "rock alternativo", Björk, ha vinto numerosi (e meritati) premi.
È un piccolo gioiello di poesia,
che bene accompagna la canzone dolce e malinconica dell'artista islandese.
Curiosamente, appartiene anche a uno di
quei casi di videoclip in cui il regista ha voluto mandare un messaggio
che è agli esatti antipodi rispetto a quello della canzone. Il cui
testo (che non ha nessun riferimento all'omosessualità) specifica
che il mondo è pervaso d'amore, il quale può arrivare da
qualsiasi direzione, anche le più inaspettate. Quindi occorre "tenere
aperta la porta", in modo che esso possa entrare nella nostra vita.
Il clip (un gioiellino di computer-graphic,
giocato interamente sulle tonalità del bianco, del nero e dell'azzurro
tenue) sembra accondiscendere a questa visione del mondo.
Il filmato inizia infatti con un robot
sdraiato sul tavolo di un'officina automatizzata, circondato da bracci
meccanici robotici che ne stanno assemblando il corpo.
Il robot - ma sarebbe fantascientificamente
più corretto definirlo un androide
- ha le sembianze di Björk, e canta il testo della canzone.
Quando l'assemblaggio è a buon punto, appare una seconda versione dell'androide-Björk, che fa da coro alla prima e le si avvicina; dopodiché le due androidi iniziano a baciarsi appassionatamente, ad abbracciarsi e carezzarsi, mentre intorno a loro i bracci meccanici, lenti ed eleganti, completano l'assemblaggio dei loro corpi, creando un balletto di movimenti al rallentatore.
Al solito, però, il diavolo sta
nei dettagli. E in questo caso è un dettaglio molto semplice
a rivelare la seconda chiave di lettura del filmato. Si tratta dei
liquidi, quelli dell'androide e quelli di refrigerazione, che scorrono
e gocciolano tutti dal suolo verso l'alto.
Il che implica che il filmato è
stato proiettato alla rovescia.
Non si tratta perciò di due androidi
che, appena assemblati, hanno scoperto l'amore accanto a sé. Si
tratta di due androidi innamorati che si danno l'estremo addio prima d'essere
smantellati e disattivati. Probabilmente - il filmato lo lascia ipotizzare
- proprio per il "difetto" d'essersi amati.
Dunque, il mondo "è pieno d'amore",
che sta tutto attorno a noi, ma al tempo stesso anche di forze che lo
contrastano e che puniscono coloro che lo vivono con la delicata intensità
di queste due androidi.
Secondo il mio personale parere questo clip ha raggiunto in pratica la perfezione, per il tono, per la cura formale, per l'eleganza e infine anche per il modo agrodolce con cui affronta la questione trattata dalla canzone. Consigliatissimo.
1999 - Cher - Strong enough [1988].
"Strong enough", uno dei grandi successi
di Cher, fu pubblicato nel 1988, quando la creazione d'un videoclip non
era ancora giudicata "indispensabile". E infatti ne fece a meno.
Visto però che la canzone, inaspettatamente,
era diventata un motivetto di "culto" e durava negli anni, nel 1999 Nigel
Dick ovviò alla mancanza dirigendo un video per così dire
"postumo", nel quale Cher appare nel ruolo incredibilmente trash
d'un... virus informatico che impesta schermi di computer e televisori,
attirando gli astanti con la sua "magnetica" presenza.
Il video è assolutamente mediocre,
pura routine, e non aggiunge una virgola allo status di questa
canzone: è stato girato tanto per poter dire che era stato girato.
Oltre a ciò, per quanto riguarda
il nostro argomento, nulla nel testo della canzone ha a che vedere con
l'omosessualità. Tuttavia il regista ha ritenuto suo dovere, quale
segno dei tempi, includere fra le persone affascinate davanti agli schermi
televisivi una coppia di straficosissime lipstick lesbians,
ossia donne lesbiche vestite e truccate da "donne oggetto" desiderose
di suscitare il desiderio sessuale dei... maschi eterosessuali.
Dubitando però della capacità
dei suoi spettatori diversamente intelligenti di riconoscere i segnali
che indicavano che le due erano lipstick lesbians, per la fortuna
degli spettatori più giovani di oggi che non più capaci di
riconoscere questa figura (mitica al pari degli unicorni e delle sfingi),
il regista ha pensato bene d'inserire in conclusione un'inquadratura delle
due signorine mentre si tengono per mano. Ovviamente le due non si guardano
a vicenda, ma guardano lo spettatore, a conferma del fatto che sono
nate per la fantasia dei maschi eterosessuali, non per quella delle donne
lesbiche.
L'inserimento di questa coppia è
narrativamente priva di qualsiasi necessità, e nella sua gratuità
segnala semplicemente il desiderio di sfruttare commercialmente la tematica
lesbica, ma senza farlo con il piglio trasgressivo di altre "colleghe"
di Cher, quali Madonna
o Bjork.
Una trasgressione "per famiglie", insomma,
che se fosse apparsa in un videoclip italiano sarebbe stata adatta a Toto
Cotugno o ad Al Bano.
Risultato: un clip assolutamente dimenticabile.